ULTRALETTURA TRE

Ultralettura

Roberto Bolaño raccontava spesso di come rubava i libri quando non poteva permetterseli. Conosceva un paio di librerie a Città del Messico e un altro paio di librerie a Barcellona nelle quali rubava impunemente. Circoscriviamo queste sue uscite con una certa leggerezza, quando le leggiamo (forse perché Bolaño è morto), con un sorriso sardonico di approvazione controllata, quel genere di sorriso che un genitore utilizza al bar quando racconta la marachella – non troppo grave – del figlio discolo.
Di contro, però, adoriamo l’idea di supportare gli artisti – specialmente musicisti, ma ormai anche scrittori – per contrastare la diffusione del cosiddetto “mercato nero”. Non scarichiamo i dischi, li compriamo. Non scarichiamo i libri, li compriamo. È così, appunto, che sosteniamo gli autori che ci piacciono tanto. Insomma, quando ci guardiamo allo specchio quello che riusciamo a vedere è un pubblico o un mercato.
Sipario.

Se leggiamo in silenzio lo dobbiamo a Sant’Ambrogio. Il santo patrono di Milano, tra i quattro massimi dottori della chiesa, fu il pioniere della lettura endofasica. Peraltro, quelli di Sant’Ambrogio (IV secolo), erano tempi bui per i lettori: mancava la punteggiatura e mancavano gli spazi tra le parole. La lettura ad alta voce favoriva la comprensione mentre la lettura introspettiva e silenziosa era un fatto raro. Fu un altro peso massimo della chiesa, Sant’Agostino, nelle sue Confessioni, a riportare la consuetudine ambrogina.

Nel leggere, i suoi occhi correvano sulle pagine e la mente ne penetrava il concetto, mentre la voce e la lingua riposavano. Sovente, entrando, poiché a nessuno era vietato l’ingresso e non si usava preannunziargli l’arrivo di chicchessia, lo vedemmo leggere tacito, e mai diversamente. […] Può darsi che evitasse di leggere ad alta voce per non essere costretto da un uditore curioso e attento a spiegare qualche passaggio eventualmente oscuro dell’autore che leggeva, o a discutere qualche questione troppo complessa: impiegando il tempo a quel modo avrebbe potuto scorrere un numero di volumi inferiore ai suoi desideri. Ma anche la preoccupazione di risparmiare la voce, che gli cadeva con estrema facilità, poteva costituire un motivo più che legittimo per eseguire una lettura mentale. Ad ogni modo, qualunque fosse la sua intenzione nel comportarsi così, non poteva non essere buona in un uomo come quello.

Leggere in silenzio possiede un’altra enorme e tautologica qualità: nessuno è al corrente di cosa stai leggendo. Leggere – una delle ultime attività individuali rimaste in un mondo sempre più connesso e votato a una collettività estetica e tossica – è una sottrazione amorfa e solitaria dal mondo.
Sipario.

L’uomo moderno è circondato da dati. Siamo circondati dai dati perché i dati escono dal nostro stesso corpo, dalle nostre stesse azioni, dalle nostre stesse dita. Emettiamo dati senza soluzione di continuità. Li digitiamo. Li clicchiamo. “Consento”. “Accetto”. “D’accordo”. “Ok”. I dati sono la moneta con la quale paghiamo i servizi gratuiti look-a-like.
“È gratis e lo sarà sempre” scrive Facebook al momento della registrazione o del login. Ma in verità avevamo già pagato, stiamo pagando e pagheremo ancora. Abbiamo concesso informazioni in cambio della registrazione. Concediamo immagini, posizione, emozioni, contenuti in cambio di “mi piace” e condivisioni. Concederemo informazioni sempre più specifiche e per le stesse ragioni.
Come ci sentiremmo se Facebook cambiasse il claim di cui sopra con un più onesto: “È gratis e lo sarà sempre perché il prodotto sei tu.”?
Siamo mappati. Non è una novità. Gli argini sono posticci. Siamo controllati, geolocalizzati, profilati. Riceviamo offerte sulla base delle nostre ricerche online e persino dei nostri acquisti offline. Ma è comodo e non abbiamo nulla da nascondere, giusto? E poi lo fanno anche per la nostra sicurezza. Gli attentati, il terrorismo. È questa la narrazione che ci viene proposta. Ma ecco un’altra narrazione. Il terrorismo, lo stesso terrorismo che il mondo occidentale ha contribuito a generare con secoli di oppressione, sfruttamento, violenza, ghettizzazione diventa oggi la ragione per cui veniamo spiati e tracciati.
Sim salà bim e sipario.

Nel poker sportivo vengono analizzano i tell. I tell sono informazioni che un giocatore concede involontariamente (o volontariamente: i contro-tell) a un altro giocatore, a patto che quest’ultimo sia in grado di decodificarli e interpretarli. Ci sono tell offline (mi gratto il naso, mi tocco le orecchie, sistemo le fiches in un certo modo, dico una certa cosa con un certo tono di voce, respiro in modo affannoso, eccetera) e tell online (scommetto velocemente, dimostro aggressività o incertezza in chat e altri tell più tecnici come gli insta-check o le betting pattern). I tell sono narrazioni allegoriche non verbali che possono essere lette e venire sfruttate. Perché ciò accada, però, occorre osservare studiare e profilare l’eventuale giocatore-generatore di tell.
Sipario.

Qual è il punto?
Il punto è che possiamo smettere di fornire tell, se lo vogliamo, e arrivare a trasformare l’atto di leggere in una vera azione politica, di protesta, eterodossa. Disobbedire più o meno civilmente attraverso il solo atto di leggere.
Immaginiamo la scena per un attimo.
Seduta su una panchina una donna legge un libro che ha appena rubato (soluzioni alternative ma molto meno efficaci: il libro l’ha scaricato illegalmente, il libro l’ha preso in biblioteca). La donna legge in silenzio. È composta, si muove poco. Anzi, è praticamente immobile tranne quando gira le pagine avanti o indietro (rilegge). Indossa un paio di occhiali da sole dietro i quali possiamo solo intuire i movimenti delle sue pupille. Ha piegato la copertina del libro. Meglio ancora, l’ha strappata. Sul web ha pubblicato una foto di lei che prova un paio di scarpe in un negozio del centro (ha fotografato un suo doppio, lo specchio, e non ci ha visto dentro né un pubblico né un mercato) e poi ha spento il telefono. È un’ultralettrice sovversiva? Speriamo! È una persona che, calata nel determinato e specifico contesto spazio-temporale che abbiamo descritto, è aliena all’interno della società. È oltre-controllo. Non parla e non fornisce tell, non emette dati, legge in silenzio un libro misterioso e nutre il proprio spirito in maniera autonoma, non ci sono tracce o transazioni che ricostruiscano a ritroso i suoi movimenti e si è pure divertita a raccontare un depistaggio.
È un’immagine lontana dalla contemporaneità occidentale connessa, neoliberale e capitalista.
Ecco una donna che legge in silenzio e con il telefono spento un libro che ha rubato e di cui ha strappato la copertina.
Sì, una donna sta leggendo in segreto e tu – stato, carta di credito, over the top digitale, marito, capo, figlio, Hollywood, governo – non puoi farci nulla.

(tranne chiamare la polizia ovvero dirlo alla maestra).

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