COME SI RILEGGE RAYUELA?

Rayuela

Rayuela è un libro famoso perché si può leggere in quella maniera lì, che conosciamo anche se non abbiamo letto Rayuela oppure l’abbiamo letto nell’altro modo, come leggiamo di solito i libri. Si tratta, per chi non lo sapesse, della tabella di orientamento proposta dallo stesso Cortázar, secondo la quale il libro comincia dal capitolo numero 73 e procede entrando e uscendo dal testo seguendo una precisa sequenza: 73, 1, 2, 116, 3, 84, eccetera.
Oppure, come suggerito sempre da Cortázar in uno sforzo di conciliazione motivato forse dalla voglia di diffondere il suo libro più ambizioso, Rayuela si può leggere andando in ordine: 1, 2, 3, 4, 5, eccetera, fermandosi al capitolo 56 anziché considerare tutti i 155 capitoli scritti.
Io l’ho letto in tutte e due i modi. Più volte. Rayuela è un libro centrale nella mia formazione e Julio Cortázar un autore di riferimento.

Rayuela assomiglia più a una biblioteca che a un libro. Ha tantissime connessioni. E non soltanto letterarie. Dentro c’è parecchia arte e parecchia musica. Parecchia filosofia. Un po’ di folklore. Un po’ di cinema.

È un libro infinito.

Lo leggo senza soluzione di continuità da circa otto anni. E per farlo mi sono inventato un nuovo modo di approcciarlo: le microyuele.

Fa un po’ ridere, ma credo sia in linea con lo spirito ludico e arbitrario richiesto al lettore tipo di Rayuela, il Gioco del Mondo.
Cosa faccio? Vado su questo sito, che genera numeri casuali, e chiedo un terno compreso nell’intervallo 1-155, in ordine sparso.

Rayuela

Poi prendo Rayuela e seguo la traccia.

Può venire fuori di tutto. Se ci interessa la contingenza spazio-tempo può venire fuori una storia incredibile oppure fiacca. Possono esserci protagonisti unici e insospettabili, tipo Morelli o Wong. Possiamo non accorgerci nemmeno di Parigi. O di Buenos Aires. Può venire fuori il “capitolo rotto”, il 55, finalmente correlato. Mi piace credere sia una versione umana e cortazariana della biblioteca di Babele borgesiana. Una versione finita formata dai possibili 608.685 terni senza ripetizioni in relazione ai 155 capitoli del libro. (se ho fatto bene il calcolo: ne dubito).

Ma non è detto che il lettore abbia voglia di seguire la traccia. Magari, finito il capitolo 21, anziché saltare al 49, ascolta Cortázar secondo il quale dopo il 21 c’è il 79. Dipende da cosa decide il lettore. Che è un bell’assunto – dipende da cosa decide il lettore – nevvero?

L’unica regola della microyuela è: tre capitoli e una storia che può finire in qualsiasi momento.

Forse, così, è possibile prestare la giusta attenzione ai dettagli. L’attenzione è la forma più pura di generosità, diceva Simone Weil. E forse, così, è possibile rallentare in prossimità di uscite che negli anni abbiamo percorso solo a velocità sostenuta. Ieri, per esempio, ho ascoltato Franz Joseph Hayden su Spotify e mi è venuta voglia di andare a Palazzo Reale a vedere Dürer, che avevo scartato in favore di Frida Kahlo e del Mudec, ma questo prima di ritrovarmelo in una microyuela e pensare che, dopotutto, due mostre sono meglio di una mostra.

È una lettura che procede per divagazioni, verticalizzazioni, uscite. Una microyuela è la maniera più veloce per smettere di leggere.

Il capitolo 21, per esempio. È un flusso di coscienza di Oliveira e cita una innumerevole quantità di personaggi: da Spinoza ad Arlt, da Mozart a Léo Ferré, da Marguerite Duras a Edgard Varèse. Quello che fai con una microyuela, se ne hai voglia, è chiudere Rayuela e leggerti la storia di Guy Trebert, il sadico di Saint Germain.

Ciò che doveva fare quella microyuela era presentarti Zao Wou-Ki, molto piacere. Oppure farti venire voglia di leggere o rileggere I sette pazzi o I lanciafiamme. Oppure mettere in relazione quel vetro colorato che vedi in Modern Family con Pet Mondrian.

Non soltanto: è la scoperta o la riscoperta di un dettaglio che, isolato, vive di proprie relazioni e significati ma contestualmente relaziona e significa l’opera dalla quale viene isolato.

Pensate sia sufficiente decodificare un sistema di simboli convenzionali per leggere un libro? Probabilmente non basta.

Potremmo, chissà, diventare lettori forti (davvero forti) e smettere improvvisamente di comprare libri. Proseguire a leggere i libri che abbiamo. Inventarci microyuele dappertutto. Immaginate la faccia di quelli che i sondaggi, amico mio, in Italia non legge più nessuno, siamo rimasti solo noi, ti rendi conto.

Già.

Tutto questo per dire che alcuni libri non resistono al tempo, oppure non resistono al lettore che siamo diventati, che è la stessa cosa. Alcuni libri non resistono ai libri che abbiamo letto nel frattempo. Alcuni libri non resistono all’evoluzione della qualità della nostra lettura.

Ma Rayuela, invece.

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