CREARE UN CHATBOT? L’HA SPIEGATO BORGES

creare chatbot

L’esecutore di un’impresa atroce deve immaginare di averla già compiuta,
deve imporsi un avvenire altrettanto irrevocabile del passato.

Vi è già capitato di scrivere un chatbot?
(aspettate a chiudere la pagina)

Non importa, provateci. È bello perché è difficile. È difficile perché necessita di una visione d’insieme e di una visione particolare, allo stesso tempo. È come un brunch: devi avere la visione d’insieme del brunch e la visione particolare di una colazione e di un pranzo.

No, eh?
Allora immagina di essere un giocatore di calcio. Devi passare la palla al tuo compagno. Prima di passare la palla al tuo compagno, però, devi sapere a chi passerà la palla, a sua volta, il tuo compagno. E a chi passerà la palla, a sua volta, il compagno al quale l’ha passata il compagno a cui l’hai passata tu. Devi sapere cosa succede se la palla viene intercettata. Al primo passaggio. Oppure al secondo. Oppure all’ultimo. Se la palla finisce in fallo laterale. Se la palla si sgonfia. Se la palla non è una palla. Se in verità stavamo giocando a pallacanestro, giovanotto. Eccetera. L’azione inizia solo se immaginata in alcune delle sue varianti (in tutte le varianti può solo Ts’ui Pen, lo vedremo). L’azione, in un certo senso, inizia solo se è già finita.

È una super sfida per chi si occupa di produrre testi.
Ciononostante, per citare tua suocera che ci legge in cc: cosa caspita è un chatbot, di grazia?

Questa trama di tempi che s’accostano, si biforcano, si tagliano o s’ignorano per secoli, comprende tutte le possibilità.

Un chatbot è una conversazione tra un uomo presente e un uomo assente una intelligenza artificiale. Viene usato per fare marketing, rispondere a domande, lanciare prodotti, arricchire siti, proporre questionari. Probabilmente ne sentiremo parlare sempre più spesso. Io ci spero.

Viene definita una conversazione simulata. Secondo questa visione: c’è un uomo che parla con un “robot” che fa finta di essere un uomo. In realtà, sono due uomini che parlano in differita. È una conversazione che condivide lo spazio (web) e non il tempo. Anche definirla conversazione è un’imprecisione. Si tratta, perlomeno, di una conversazione limitata, i cui contorni funzionali vengono imposti dall’uomo assente, ovvero da colui che ha scritto il chatbot. L’uomo che non c’è decide se l’uomo che c’è otterrà una conversazione. O meglio: l’uomo che c’è ottiene una conversazione solo se interroga l’immaginario dell’uomo che non c’è. È un po’ paradossale e molto affascinante, sì. Soprattutto perché al centro di un chatbot deve esserci l’uomo che il chatbot lo sta utilizzando.
Sapete chi scriverebbe molto bene un chatbot? Un chatbot realmente da conversazione? Quell’adorabile mattacchione di coso, Ts’ui Pen.

Ts’ui Pen è il protagonista di un racconto di Borges, Il giardino dai sentieri che si biforcano.
Il giardino dai sentieri che si biforcano è l’immagine che descrive perfettamente un chatbot.

In tutte le finzioni, ogni volta che un uomo si trova di fronte a diverse alternative, opta per una di esse ed elimina le altre; in quella del quasi inestricabile Ts’ui Pen, opta – simultaneamente – per tutte. Crea, così, diversi futuri, diversi tempi, che a loro volta proliferano e si biforcano.

Se leggessimo lo “sceneggiato” di un chatbot come un romanzo avremmo problemi di trama (sempre sopravvalutata) dovuti alla coesistenza di tempi diversi, immaginati, appunto, per scorrere paralleli e asincroni.
Il racconto di Borges, datato 1941, ha nientemeno prefigurato l’Interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica formulata nel 1957 dal fisico e matematico Hugh Everett III, che conosciamo senza conoscerla grazie a film e serie televisive.

Nell’opera di Ts’ui Pen, si verificano tutti gli scioglimenti: ciascuno di essi è il punto di partenza per altre biforcazioni. A volte, i sentieri di quel labirinto convergono; […]

chatbot possono essere fighi perché aboliscono il tempo oppure lo risparmiano e, per questi motivi, rappresentano una soluzione per le esigenze di chi eroga servizi e di chi si avvale degli stessi. (se sei un’azienda o un libero professionista e vuoi approfondire l’argomento chatbot per applicarlo alla tua realtà, mandami una mail: meregalli.andrea@gmail.com).

So che, fra tutti i problemi, nessuno lo inquietò e lo tormentò come il problema abissale del tempo. Orbene, quello è l’unico problema che non figura nelle pagine del Giardino. Non usa nemmeno la parola che significa tempo. Come spiega, lei, quell’omissione volontaria?

 

Tutte le citazioni sono tratte dal racconto Il giardino dai sentieri che si biforcano, Jorge Luis Borges, Finzioni, edizione Adelphi.

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