TOP LIBRI 2017

Non ho tenuto il conto dei libri letti nel 2017 perché mi annoia. E poi, secondo me, non è importante quanto leggi oppure quanto velocemente leggi. È importante quanto ti piaccia leggere ed è importante come leggi. Lo sostengo ogni volta che saltano fuori le Statistiche Sulla Lettura In Italia, che sogliono essere prive di significato. Ridondo. Dire “abbiamo perso enne lettori rispetto allo scorso anno” non significa necessariamente che in Italia si legga meno. Pochi lettori possono leggere più di molti lettori. Dire “abbiamo venduto enne libri in meno allo scorso anno” non significa necessariamente che in Italia si legga meno. Pochi libri possono venire letti infinite volte. Si potrebbe vendere anche un solo libro in un anno e leggere di più rispetto a prima, a dopo, rispetto a qualsiasi lasso di tempo anteriore o posteriore. O, al contrario, aumentare le vendite e impilare i libri in cantina, usarli per imbiancare casa, fare i selfie, soffiare il naso, robe del genere. Comprare più libri significa leggere di più? Figuriamoci.
Sono numeri che non hanno contesto e ognuno può utilizzarli a seconda delle proprie necessità di narrazione. Con gli stessi numeri o approssimazione di numeri io racconto che “non significa necessariamente che in Italia si legga meno”, altri – praticamente chiunque – il contrario. Forte, vero?

Comunque: a me piace leggere. E anche rileggere. E quest’anno ho letto alcuni libri molto belli. Eccoli qui. I più belli.

Massa e potere, Elias Canetti, Adelphi, 615 pagine

L’ultimo libro dell’anno. Forse il migliore. Anch’io, come Canetti, sono “ossessionato” dalla massa. Nel senso che cerco di evitarla il più possibile. Non evito invece i “libri-tentativo”. Ogni autore ha un libro-tentativo. Possiamo chiamarlo anche “libro-ambizione” o “libro-vita”. Per quanto riguarda Canetti pare fosse proprio Massa e potere, pubblicato dopo una gestazione di oltre 30 anni. Dentro c’è tantissima roba. Soprattutto c’è lateralità di sguardo e originalità di analisi, la cifra delle intelligenze più pure. Il libro è un’indagine antropologica, sociale, psicologia e simbolica che ha il merito di evitare le sovrastrutture – i critici hanno sottolineato come manchino i riferimenti a Freud e Marx – per cercare un’osservazione maggiormente libera e individuale. Sarebbe folle e presuntuoso pensare di avere esaurito Massa e potere dopo una lettura, ovvero dopo una decodificazione di simboli convenzionali. È un libro che può accompagnare solo (cit.) il lettore senza soluzione di continuità e che non vede l’ora di essere messo in relazione ad altri libri, ad altri autori. Da rileggere per sempre. Da consultare al bisogno. Super consigliato.

Le origini religiose della persecuzione nella storia, Barrington Moore Jr, Sellerio, 175 pagine

[Al mare vendevano Sellerio con sconto 80%!] Di come la religione abbia applicato e per taluni aspetti inventato i concetti di purezza e di contaminazione. Dalla prefazione: “Questo libro esamina quando e perché succede che gli esseri umani uccidano e torturino altri esseri umani che, a causa delle idee diverse che hanno in fatto di religione, politica ed economia, appaiono una fonte minacciosa di “contaminazione””. Si parla di Antico Testamento, cristiani, calvinisti, guerre di religione, rivoluzione francese, induismo, buddhismo, confucianesimo. È un libro di un’attualità sconcertante. Di un’accessibilità sconcertante. Un libro che ho pagato 3 euro e che spiega per benino alcuni aspetti della società nella quale mi muovo.

Capire il potere, Noam Chomsky, Il Saggiatore, 601 pagine

Le fake news prosperano perché c’è una fetta di utenza che predilige il formato “pensiero-chiavi-in-mano”. Scientemente. Non perché non ce la fanno. O perché sono tonti. Perché preferiscono così. E mentre continuiamo a seguire il dito e a domandarci come contrastare le fake news, che esistono da sempre, la luna se ne sta buona buona ad aspettare che qualcuno la guardi e si domandi quando cominceremo a ignorarle, le fake news. A smettere di parlarne. Quando cominceremo a scaricarle, esaurirle, disarmarle. La luna la guarda da sempre Noam Chomsky. Chomsky potrebbe essere un autore nazionalpopolare. I suoi libri si comprano in qualsiasi libreria. E sono super accessibili. Non hanno una “soglia di ingresso”. Non ci vuole un titolo di studio, una patente speciale o simili amenità. Che si parli di Medio Oriente o di America Latina, di propaganda o di sport, di anarchia o di economia. Chomsky è sempre il contrario dell’informazione generalista. Dell’informazione da divulgazione. Dell’informazione attaccabile oppure manipolabile. Aldilà di come la si pensi politicamente (Chomsky è un anarchico) (anarchia non vuole dire “facciamo tutti il cazzo che vogliamo”, altro retaggio di propaganda che ci portiamo dietro) è un autore illuminante. E pericoloso. Leggere Chomsky non vuol dire prendere il Chomsky-pensiero e farlo diventare il nostro-pensiero. Altrimenti grazie tante. Vuol dire avere un fattore diverso, spesso sottaciuto, con il quale analizzare individualmente lo scibile.

Tre, Roberto Bolaño, edizioni sur, 197 pagine

Quest’anno è uscito un volume di poesie di Roberto Bolaño. Poesie inedite. Se parliamo di fiction, non sono molte le uscite che mi mettono i brividi, quelle che attendo sfogliando una margherita. Alcune volte ho l’impressione di avere già letto quanto mi interessava leggere. E allora rileggo. Rileggo tantissimo Borges e Cortázar (quest’anno è uscito Il giro del giorno in 80 mondi, non lo avevo mai letto, mi è piaciuto meno del solito). Rileggo Onetti e Rulfo. Rileggo i beat, Fante, Thompson. Rileggo il Beowulf e l’Iliade. Rileggo i racconti di Poe e Lovecraft. Ma quando esce un Bolaño inedito, ragazzi, parliamone. Anzi: leggiamone.
“Che è meglio”. [cit. immagine di copertina].

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