Niente morgue per Julio Cortázar

Primi giorni di febbraio, Parigi, 1984.

Julio Cortázar, Aurora Bernárdez e Saul Yurkievich sono andati in macchina fino alla Bibliothèque de l’Arsenal. Cortázar è parecchio malato. Vorrebbe congedarsi da quella biblioteca, rifugio privilegiato, tana e conforto e simbolo del suo trascorso parigino. È un edificio alto, manca l’ascensore e di fare le scale a piedi non se ne parla proprio. Entra Aurora, dunque. Obiettivo: seguire le istruzioni del cronopio, riferire se la biblioteca è come sempre, salire, girare, osservare, scendere e raccontare. Julio e Saul restano parcheggiati in macchina. Julio è cosciente della situazione. Guarda Saul e dice a Saul che avrebbero dovuto spiegargli la gravità della faccenda, è offeso e amareggiato. Se l’avessi saputo, Saul, se l’avessi saputo avrei vissuto diversamente i miei ultimi anni.

Pochi giorni e l’ospedale. Dice ad Aurora di non preoccuparsi mica. Non preoccuparti per me, Aurora, sto tornando alla mia città. Due giorni prima di morire, venerdì 10 febbraio, Julio Cortázar è felice e dice che bella musica, che splendida musica, che magnifica musica, la sentite anche voi, vero? Muore domenica 12 febbraio. Un’ambulanza, concertata da Aurora e agevolata da un medico francese, trasporta Cortázar ufficialmente morto ma ufficiosamente vivo dal Centre Médical Saint Lazare al domicilio dello scrittore.

Niente morgue trentadue anni fa. Niente morgue per Julio Cortázar.

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