Quando Cortázar non era Cortázar

Amiche, Amici, Simpatizzanti: buon anno!

Lo sapete qual è stato l’ultimo libro che ho letto nel 2015? È stato I Re di Julio Cortázar. Un libro che non avevo mai letto e che – chissà – avevo sottovalutato. Un libro la cui genesi è parecchio Cortázar.

Leggenda narra che a bordo di un colectivo – piccolo ed economico autobus argentino – Julio Cortázar sentì la presenza di qualcosa di insolito e che infine si rilevò pura mitologia greca. Il mito del Minotauro: Teseo, Arianna, il labirinto, quella roba lì. Ma al rovescio. E allora il Minotauro diventa l’artista, l’eccentrico, lo straordinario che la società si affretta a relegare, rinchiudere, circoscrivere e, finalmente, uccidere. Attraverso Teseo, braccio armato dello Stato, al soldo di Minosse, il Re.

Los Reyes esce nel 1949 ed è il primo libro che Julio Cortázar firma con il proprio nome.

Se facciamo un salto temporale fino al 1952 e ci accomodiamo dalle parti del loggióne nel teatro degli Champs-Élysées, a Parigi, vediamo un Cortázar perfettamente uguale ma diverso dal Cortázar del colectivo partorire la faccenda dei cronopios in una maniera molto simile, facendosi ancora una volta mediatore: Rimasi dunque completamente solo, in quell’immenso teatro, quando all’improvviso ebbi la sensazione che fluttuassero nell’aria dei personaggi indefinibili, come dei palloncini, che a me sembravano verdi, molto comici, divertenti e amichevoli. Giravano in aria, circolavano, e il loro nome era cronopios.

Graciela de Sola, amica di Cortázar e peso massimo dell’ermeneutica cortazariana, lo ha detto nel 1968: “Tutta l’opera di Cortázar, in fondo, non è altro che un corollario dei momenti di lucida poesia risolti attraverso le parole de I Re”.

Secondo Graciela de Sola, insomma, la narrativa di Cortázar prende le mosse da I Re e quello che viene dopo è una riscrittura, una rivisitazione.

In queste vacanze natalizie – dopo averci pensato non molto, ma molto molto – ho deciso che per capire Cortázar è necessario isolarne quattro parti e comporre un Qaudrázar.

Primissimo Cortázar: dalla nascita fino al 1951, anno del trasferimento a Parigi. (l’esteta)

Primo Cortázar: dal 1951 alla fine del matrimonio con Aurora Bernárdez, nel 1968. (che è anche l’anno di Componibile 62). (il metafisico)

Medio Cortázar: dal 1968 al 1980, anno in cui esce Tanto amore per Glenda. (il rivoluzionario)

Ultimo Cortázar dal 1980 alla morte, nel 1984. (il rivoluzionario ma un po’ meno)

Se ci mettiamo a elencare le opere del primissimo Cortázar – che è uno spasso – troviamo: Presencia (che non ho letto), La otra orilla (che non ho letto), Divertimento, L’esame, Diario di Andrés Fava, I Re e Bestiario – il grande libro argentino di Cortázar, autocit.

Sono tutti libri importanti e che segnano il passo. Bestiario nei racconti. Divertimento e L’esame nei romanzi. Diario di Andrés Fava e I Re – che è un testo teatrale – sono embrioni di quelle forme miste, di quelle miscellanee che diventeranno classici.

Gli anni del primissimo Cortázar sono anni lunghi e solitari. Unico uomo di casa prima, professore di provincia poi. Vita sociale male. Diciamocelo pure: figa zero. Sono gli anni delle letture, delle manie e delle fobie, della scrittura quale forma di esorcismo. Gli anni del bagaglio culturale. Metà della sua vita.

In questo contesto I Re è un’opera potentissima. Il labirinto, l’incesto, il sovvertimento, il suicidio, la presenza di qualcosa. Sono tutti temi feticci. E che fanno capolino per la prima volta.

È emozionante per il lettore che sa già cosa diventeranno. È emozionante per il lettore che sa già cosa diventerà Cortázar leggere ne I Re tutta la denuncia sociale di cui è capace un piccolo borghese lentigginoso e goffo, coi suoi bravi preconcetti negli anni del populismo del primo Perón. Un uomo costretto a badare alla mamma, alla sorella, alla zia e alla nonna da Bolívar, Chivilcoy, Mendoza. Un uomo, secondo Miguel Dalmau, prigionerio del gineceo familiare.

Come sembra lontana Parigi. Come sembrano lontani amalaba el noema oppure Solentiname. La barba lunga, i viaggi, le interviste.

Mi viene in mente quel racconto di Borges: L’Altro.

Chissà se Julio Cortázar avrebbe riconosciuto Julio Cortázar nel 1949.

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