LO SPAZIO, IL TEMPO, IL NASTRO DI MOEBIUS

Esiste una cosa che si chiama tempo, è come una bestiolina che cammina e cammina.

C’è questa bella scena in Interstellar, dove, senza spolier e in breve, si assiste a una sorta di limbo pentadimensionale, un non tempo e un non spazio in cui il protagonista si riaffaccia alla sua vita precedente, oppure successiva, la sua vita aldilà dei concetti spaziotemporali.

Un momento parecchio riuscito, secondo me.

Nel 1980 il sessantaseienne Julio Cortázar pubblica Tanto amore per Glenda, una raccolta di racconti, edita in Italia per i tipi di Guanda.

L’ultimo racconto si intitola Nastro di Moebius.

Che cos’è il Nastro di Moebius?

È un’altra possibile realtà, direbbero gli epigoni cortazariani.

È, cito, una superficie in cui esiste un solo lato e un solo bordo. Dopo aver percorso un giro, ci si trova dalla parte opposta. Solo dopo averne percorsi due ci ritroviamo sul lato iniziale. Quindi per esempio una formica potrebbe passare da una superficie a quella “dietro”, senza attraversare il nastro e senza saltare il bordo, semplicemente camminando a lungo.

Nel racconto, la vittima di un tragico accadimento, (uno stupro a cui segue un omicidio), diventa la formica che cammina abbastanza a lungo da non saltare il bordo e trovarsi dall’altra parte, corrente tra due realtà dicotomiche.

Janet, la formica, sublimando in qualche maniera la propria coscienza, elude lo spazio e il tempo e trascende verso sensazioni pure, verso stati ialini.

Nel 1980 il ventisettenne Roberto Bolaño muove verso Girona, lasciando Barcellona.

Ha pubblicato un volume di poesie infrarealiste, Reinventar el amor, ha fondato una rivista per scrittori cileni, Berthe Trépat (sì, lei) e i suoi lavori compaiono disordinatamente in riviste o antologie dalle tirature esigue.

In Messico, con l’amico Mario Santiago Papasquiaro ha ideato, diretto e sciolto in un paio d’anni o poco più l’Infrarealismo (1975-1977).

Partecipa ai concorsi letterari municipali in Spagna.

Non ha ancora pubblicato prosa.

Nel 1980, protetta dai libri di Nicanor Parra e Antonio Di Benedetto, in una casa di Girona, cammina abbastanza a lungo una formica, sposta briciole di pane e polvere e cenere di sigarette, combina due parole: Cesárea Tinajero.

Nel 2015, la prossima volta che impugnerai l’insetticida, think about it.

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