Perché ci piace la letteratura latinoamericana?

Vecchie spugne cortázariane: buongiorno!

Eccoci a febbraio, un mesto mese per noialtri adepti, un po’ di numeri: tra sette giorni saranno trent’anni dalla morte del centenario di Banfield: 12 febbraio 1984, non ero ancora nato.

Ma ricacciamo indietro i cattivi pensieri e domandiamoci per quale motivo ci piaccia così tanto la letteratura latinoamericana.

Perché è un inganno dello spazio-tempo, perché è un’altra possibile letteratura europea, a testa in giù.

Anche la letteratura nordamericana, direte voi.

Vero; ma al sud ci sono state le dittature e il boom, tutto relativamente recente e connesso, dal letame nascono i fiori, diceva De André, e lo scenario latino è più conforme all’Europa, è una Europa possibile, oppure l’Europa è un Sud America possibile, Borges davanti allo specchio riflette Chesterton, Ficciones, mica per niente.

E il nostro?

Il nostro era un francotedesco da parte di madre e un basco da parte di padre; avrebbe scritto Rayuela se i suoi genitori fossero rimasti in Europa? Magari non sarebbe neppure nato, e grazie tante.

Juan Carlos Onetti, un altro fenomeno, madre brasiliana, padre irlandese, il cognome in verità sarebbe O’Nety, cosa avrebbe scritto John Carl O’Nety, nella verde Irlanda?

Lo stesso Borges, origini inglesi da parte di madre, in casa lo chiamavano Georgie.

E lo stivale rivendica le origini di Ernesto Sabato, quasi centenario de facto, figlio di calabresi e di arbëreshë, gli albanesi d’Italia, discendente di Pitagora, un’altra possibile letteratura italiana, come quella di John Fante, da Torricella Peligna, montagne d’Abruzzo.

lo stato grosso è dove si giocano i mondiali.

lo stato grosso è dove si giocano i mondiali.

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