L’IMPORTANZA DEGLI ACCENDINI SULLE TOMBE. UNA STORIA VERA

Montparnasse Cortazar
voglio proprio te.

Dodici mesi fa, accendino in mano, uccellini che parevan gatti sugli alberi del cimitero di Montparnasse, Ville Lumière, immediate vicinanze dell’eterno riposo di Julio Cortázar e Carol Dunlop.

Epicuro, trecento anni prima di Cristo, diceva che la morte non esiste perché quando ci siamo noi non c’è la morte e quando c’è la morte non ci siamo noi.

Ecco, per dirla come Epicuro, Cortázar e io non esistiamo l’uno per l’altro perché tutto quello che abbiamo in comune è l’anno in cui lui è morto e io sono nato, 1984.

Tra febbraio e agosto corrono sei mesi, sicché, diciamolo pure: non c’è mai stato un mondo sensibile in cui ho coabitato, convissuto, coesistito con Julio Cortázar.

E se oggi, trentesimo anniversario della morte di un uomo che non solo non ho mai conosciuto ma con cui non sono mai “esistito”, sono qui a scrivere di lui, attraverso uno spazio dedicato, nato dieci mesi prima del centesimo compleanno del non esistente Julio Cortázar, per celebrarne cotanta ricorrenza, qualcosa deve esserci, da qualche parte, in qualche anfratto.

Dodici mesi fa, dicevamo, davanti alla tomba di Julio Cortázar, che è esattamente come dovrebbe essere, c’è il cronopio e ci sono una serie di foglietti ripiegati, sigarette bagnate, fiori appassiti, rayuele stilizzate e c’era il mio accendino piccolo bianco, in piedi, a fare un lavoro incredibile, a ribadire tautologicamente la reciproca esistenza perché altrimenti non ci sarebbe stato nessun accendino piccolo bianco, in piedi, sopra una lastra di marmo, una mattina di febbraio, a Parigi.

Quell’accendino si chiamava Julio, Enormísimo Cronopio.

sulla tomba di Borges ci sono le frasi in inglese antico, yawn.
sulla tomba di Borges ci sono le frasi in inglese antico, yawn.

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